Appello ai comuni: Stop alla caccia nel nine settimana

Il Cittadino         Centro Lodigiano         3 novembre 2015     pagina 23

LE ASSOCIAZIONI LANCIANO UN APPELLO AI COMUNI COLLINARI PER LA TUTELA DEL PARCO

Gli ambientalisti: «Stop alla caccia nel fine settimana»

Nella lettera siglata da Picchio Verde, Legambiente e Il Gheppio si chiede un incontro urgente sul futuro dell’oasi e intanto si propone un fermo all’attività venatoria nelle giornate di sabato e domenica.

Stop alla caccia in collina nel week end e una diversa gestione per il contenimento dei cinghiali, ma anche conservazione dell’oasi protetta e pure un ruolo per le diverse categorie produttive o associative. Le associazioni ambientaliste della collina di San Colombano chiedono un incontro all’amministrazione comunale di San Colombano e al presidente del Parco Federico Carenzi per discutere del futuro dell’ente. Preoccupano l’uscita dal Parco del Comune di Inverno e Monteleone, la convenzione scaduta da oltre un anno e i piani attuativi ancora al palo. Il principale obiettivo della richiesta è quello di «riprendere un discorso che si è da tempo interrotto». La richiesta è indirizzata al presidente del Parco locale di interesse sovracomunale Federico Carenzi, e anche al sindaco di San Colombano Pasqualino Belloni, all’assessore Michela Binda e al consigliere comunale con delega ai rapporti associativi Mauro Steffenini. La lettera è siglata dal Picchio Verde di San Colombano, dal circolo di Legambiente di San Colombano “Il Quadrifoglio” e dall’associazione pavese “Il Gheppio”. «Occorre fare chiarezza sugli obiettivi che lei e questa amministrazione vi prefiggete – si legge nella lettera -. Occorre fare chiarezza sugli ambiti territoriali a vocazione agricola che per la loro particolare valenza di carattere ambientale e paesaggistica necessitano di essere favoriti nella conservazione, salvaguardia e valorizzazione». Oltre a rilevare le difficoltà del Parco, le associazioni ambientaliste fanno già cenno nella lettera di richiesta di incontro di alcuni argomenti che vogliono portare al tavolo di confronto: «Da parte nostra, come associazioni ambientaliste, oltre all’argomento unificazione del Plis, possiamo già ora proporgliene alcuni: chiarire il ruolo degli agricoltori, hobbisti e produttori, potenziare la salvaguardia dell’unica oasi faunistica inserita nel Parco, cercare soluzioni possibili al piano di abbattimento dei cinghiali, regolamentare la pulizia degli incolti e le battute di caccia durante i giorni di sabato e domenica nel Parco stesso». Sullo sfondo, i temi di maggiore attualità sono proprio quelli relativi alla caccia. Già a settembre, dopo che un uomo era stato colpito dai pallini sparati da un cacciatore perdendo un occhio, in collina si era aperta la discussione sulla difficile convivenza tra i cacciatori e le tante persone che frequentano il parco nel fine settimana per camminare, passeggiare nella natura o condurre i propri fondi da hobbisti. Una chiusura della caccia nel fine settimana è la proposta degli ambientalisti. Insieme a quella, ci sarà la richiesta di valutare anche altre forme di contenimento dei cinghiali, per esempio la cattura, e comunque la possibilità di reimpiegare i proventi dell’attività di caccia al cinghiale per sostenere il Parco. Andrea Bagatta

Dopo l’incidente di caccia al 73enne scoppiano le polemiche sulla caccia tra le vigne

 Il Cittadino         24 settembre     Centro Lodigiano       pagina 18

Dopo l’incidente di caccia al 73enne scoppiano le polemiche sulla caccia tra le vigne

Gente a passeggio sui sentieri naturalistici, persone a pranzo all’aperto, appassionati in mountain bike, ancora viticoltori alle prese con la vendemmia. La domenica a San Colombano c’è un popolo in movimento in collina, ma le doppiette dei cacciatori sono pronte a sparare. E dopo l’incidente di domenica scorsa, in cui un 73enne ha perso un occhio a causa dei pallini sparati da un cacciatore 80enne, cresce il partito di chi chiede di sospendere la caccia la domenica. A creare preoccupazione, oltre alla presenza di gente in collina, è la prossima apertura alla caccia del cinghiale, nella quale i pallini sono sostituiti da palla singola, molto più letale. L’associazione Picchio Verde la settimana scorsa ha incontrato il sindaco Pasqualino Belloni proprio per esprimere le perplessità del caso, aumentate dopo l’incidente di domenica. Inoltre di solito la caccia a San Colombano veniva posticipata di sette giorni rispetto al calendario venatorio, ma quest’anno con la vendemmia anticipata non è stato richiesto lo spostamento. Per tutti questi motivi tra gli ambientalisti circola anche l’ipotesi di una richiesta al sindaco perché sospenda la caccia la domenica. «Alcune delle preoccupazioni sono condivisibili, ma la risposta non è la chiusura della caccia – spiega il presidente dell’ambito Pier Borella -. Non voglio essere frainteso e non mi riferisco al caso di domenica, ma a una questione generale: le regole ci sono, basta rispettarle in modo rigoroso. Dovremo lavorare molto per sensibilizzare i cacciatori a una sempre maggior attenzione e al buon senso. E non escludo che in futuro si possa istituire qualche limite, per esempio alle 13 di domenica, come capitava in passato. L’ambito di caccia ha gli strumenti e la responsabilità per auto-regolamentarsi. Il problema è che tutti poi devono fare uno sforzo per rispettare le norme».

Sopra le colline l’“autostrada” dei falchi

Il Cittadino     5 settembre     Centro Lodigiano   pagina 33

Sopra le colline l’“autostrada” dei falchi

Quest’anno ne sono stati registrati 3400: sono diretti verso Gibilterra

Sono diretti in Africa, passando per la Francia prima e la Spagna poi, verso lo stretto di Gibilterra. In tre settimane di osservazione, sono transitati oltre 3400 falchi nei cieli del Lodigiano. Una specie in particolare, quella dei pecchiaioli, rapaci diurni, presenti in Europa solo nel periodo estivo, che lasciano il Vecchio Continente per il caldo sole africano, nel periodo cosiddetto post-nunziale, tra la metà di agosto e i primi giorni del mese di settembre. I numeri sono frutto del campo d’osservazione allestito sui colli banini da un gruppo di appassionati ed esperti del cielo e della sua fauna, dotati – è proprio il caso di dirlo – di una vista da aquile. Le storiche postazioni da cui scrutano il panorama a caccia dei rapaci di passaggio, sono quelle del Pomo Granino di San Colombano e della Madonna del Ronchetto, in territorio di Monteleone, punto di vista privilegiato per tutta la zona dei colli, perché libero da vegetazione. A darsi il cambio nel campo di osservazione stabili ci sono volontari di diverse associazioni, dal Grol – il Gruppo ricerche ornitologiche lodigiano – a “Il Gheppio”, dal Wwf a “Il Picchio Verde” di San Colombano, con uno zoccolo duro di fedelissimi dei cieli, tra cui Andrea Vari, Ivano Adami, Marco Siliprandi, Luigi Pagani e Maurizio Macchetta, anche assessore a Monteleone, oltre a Luca Ravizza del Grol. «Lo scorso anno sono stati censiti 4167 falchi pecchiaioli, per ora siamo a quota 3400 – spiega Andrea Vari -, il record in termini di numeri è stato quello di qualche anno fa, con oltre 5mila esemplari avvistati». Se i numeri scendono non è detto che la migrazione sia meno corposa, ma solo che sia più difficile scorgere i falchi, in un territorio come la Pianura padana, che per la sua conformazione già facilita la dispersione. A nord est da qui, nella zone delle colline moreniche del Garda o a Colle San Giorgio, dove esistono altri campi di osservazione, «se ne scorgono tra gli 8 e i 12mila – aggiunge Luca Ravizza -, perché si tratta di passaggi obbligati per la migrazione autunnale, il rientro verso l’Africa dopo il viaggio inverso di primavera per la nidificazione. Oggi il censimento non ha solo uno scopo scientifico, ma anche didattico e divulgativo». I falchi non sono le uniche presenze osservate. È possibile osservare anche sparvieri e cicogne nere, più solitarie delle “cugine” bianche, «che spesso nidificano su manufatti umani – spiega Ravizza -, le cicogne nere nel Lodigiano non sono stanziali, ma di passaggio». Rossella Mungiello