Le doppiette ancora bandite dall’oasi

Il Cittadino         Centro Lodigiano           27 novembre 2012       pagina 24

Il documento è della Provincia di Milano, che ha definito anche delle aree per la cattura degli animali

Le doppiette ancora bandite dall’oasi

Il piano venatorio continua a tutelare la vasta zona sulle colline

San Colombano Il nuovo piano faunistico venatorio della provincia di Milano mette l’accento sulle peculiarità del territorio di San Colombano riconoscendolo come area a sé stante e ambito territoriale di caccia autonomo, e soprattutto salva l’Oasi collinare protetta, da oltre 60 anni spazio chiuso alla caccia in area Malpensata, al confine con la strada provinciale “234” e il Pavese. Venerdì scorso la Provincia di Milano ha pubblicato il documento di piano del nuovo piano faunistico venatorio, che era atteso da qualche anno. La novità più rilevante è la soppressione di uno degli ambiti in cui era in precedenza divisa: da tre si passa a due e lo si fa sulla base della normativa superiore che indica i requisiti da utilizzare nell’individuazione degli ambiti territoriali di caccia. Due sono stati i criteri seguiti, quello dell’appartenenza a comprensori omogenei e quello di configurare gli ambiti «secondo confini facilmente individuabili sul territorio». Su questa base è stato individuato un grande ambito territoriale di caccia comprensorio della pianura milanese, in pratica tutta la provincia, e poi l’ambito di caccia comprensorio della collina di San Colombano, la parte di provincia di Milano del territorio di San Colombano, enclave milanese stretta tra le province di Lodi e di Pavia. L’ambito di caccia di San Colombano non è stato toccato dunque, e questo consentirà una notevole dose di autonomia ai cacciatori banini. La nuova zona di ripopolamento e cattura è costituita da tre piccoli nuclei posti sulla riva orientale del Lambro e uno, di dimensioni più consistenti, sulla sponda occidentale del fiume. «Si tratta di aree ad elevato pregio naturalistico per la presenza di ambienti molto diversificati» e in particolare l’ambiente delle rive del Lambro, si legge nel documento, «costituisce di per sé una zona umida di evidente importanza per il naturale sviluppo della fauna selvatica». Non sono previste zone di ripopolamento e cattura in collina. Soprattutto, però, è stata mantenuta senza modifiche rispetto al passato l’Oasi protetta collinare, istituita nel dopoguerra e da allora mai toccata. Nel 2005 ci fu un tentativo di renderla zona di caccia, sebbene zona a ripopolamento e cattura, ma in quell’occasione si formò un gruppo spontaneo di cittadini contrari all’iniziativa, base di quella che poi diventò l’associazione Picchio Verde. L’anno scorso i vertici dell’ambito territoriale di caccia banino avevano chiesto di nuovo la trasformazione dell’area sollevando di nuovo le proteste degli ambientalisti e trovando forti contrarietà anche nella stessa base dei cacciatori. Il Picchio Verde si era mobilitato con una nuova raccolta firme contro l’abolizione dell’oasi o il suo spostamento, raccogliendo oltre 2 mila firme. Proprio la raccolta firme e la contrarietà della base avevano spinto i vertici dei cacciatori banini a non insistere nel progetto, che oggi è ufficialmente defunto. L’oasi continua a vivere. Andrea Bagatta

Escursione domenica con il Picchio Verde per scoprire la collina

Il Cittadino     Centro Lodigiano     13 novembre     pagina 20

Escursione domenica con il Picchio Verde per scoprire la collina

Continuano le passeggiate autunnali del Picchio Verde, l’associazione ambientalista locale di San Colombano: è prevista per domenica prossima l’uscita nell’oasi collinare alla ricerca degli ultimi funghi, delle noci e dei cachi. Il Picchio Verde promuove da anni, soprattutto nei periodi primaverili e autunnali, uscite di gruppo pomeridiane alla ricerca delle fonti d’acqua collinari, dei prodotti tipici della natura, e caratterizzate dall’osservazione degli animali e delle piante autoctone. In periodo di caccia come questo l’uscita si svolge solo nell’oasi collinare, a totale divieto di sparo, per evitare spiacevoli “equivoci” con i cacciatori. Il ritrovo per la passeggiata di domenica prossima è fissato alle 14.30 sul ponte del castello, non è richiesta attrezzatura ma si consiglia di portare un cestino e la macchina fotografica digitale. Il gruppo, con un po’ di fortuna, potrebbe osservare il passaggio di gru e aironi in formazione durante la migrazione.

San Colombano resta “a secco” di rapaci, nel Pavese avvistati più di 1800 esemplari

Il Cittadino         Centro Lodigiano                     21 settembre 2012           pagina 20

San Colombano resta “a secco” di rapaci, nel Pavese avvistati più di 1800 esemplari

Sono più di 1800 i volatili censiti quest’anno dal campo rapaci del gruppo Migrans della collina di San Colombano: sono i dati definitivi del periodo d’osservazione condotto dal 20 agosto all’8 settembre in collina dai volontari che aderiscono al progetto. Da segnalare però che quest’anno il censimento si è svolto unicamente in località Madonna del Ronchetto a Monteleone e Inverno, mentre non ha avuto volontari sufficienti e quindi dati statistici attendibili lo storico campo di Pomo Granino a San Colombano, dove otto anni fa iniziò l’avventura dell’avvistamento rapaci in collina.Le rotte migratorie dei rapaci attraverso le Alpi sono note da decenni, ma in Pianura Padana non ci si era mai posti la questione di individuare un corridoio di passaggio dei rapaci, convinti che gli uccelli si disperdessero nel suo attraversamento su una direttrice da nord-est a sud-ovest, approssimativamente dal Veneto alla Liguria. E probabilmente rimane questa la tendenza migratoria principale.E tuttavia il campo di San Colombano aperto quasi per gioco otto anni fa ha dimostrato che una via privilegiata c’è, con il passaggio proprio sulla collina banina. Un corridoio non esclusivo di passaggio, ma comunque un punto privilegiato. Con osservazioni amatoriali e pochi volontari, ormai negli anni si è stabilito un numero sempre superiore ai 1500 rapaci in transito.«Il campo di Monteleone ci ha regalato grandi soddisfazioni quest’anno confermando da solo i numeri dell’anno scorso, quando con più campi d’avvistamento furono censiti 1871», dice Maurizio Macchetta del Gheppio, associazione di Miradolo che ha aderito al gruppo Migrans.I dati dei passaggi censiscono 1665 falchi pecchiaioli, 9 falchi di palude, 29 lodolai, 27 sparvieri, 38 poiane, 22 falchi pellegrini, e poi ancora nibbio bruno, rondoni e rondoni maggiori, una cutrettola, una cicogna bianca e una nera, una poiana coda bianca, due aquile minori. In totale gli avvistamenti sono stati 1838. A questi dati non è stato possibile aggiungere i dati del campo di Pomo Granino, quello storico di San Colombano.«Purtroppo non abbiamo avuto volontari per l’avvistamento in numero sufficiente, così il campo è rimasto aperto sporadicamente e per poco tempo - dice Giovanni Leporelli di Wwf e Picchio Verde, associazione banina che ha dato il via al campo Migrans otto anni fa -. I dati raccolti non possono avere valore statistico. Dispiace molto e speriamo di riuscire l’anno prossimo ad organizzarci con più volontari». Andrea Bagatta

 

Il campo di San Colombano avvistati oltre 1300 rapaci

La Provincia Pavese   sezione: Nazionale   03 settembre 2012     pagina 12

Il campo di San Colombano avvistati oltre 1300 rapaci

INVERNO E MONTELEONE Avvistamento rapaci oltre 1300 gli esemplari censiti. Numeri importanti, seppur parziali, per il consueto appuntamento annuale del progetto nazionale Migrans organizzato dal Gruppo ornitologico lodigiano in collaborazione con Wwf, Lipu, le associazioni locali Gheppio, Picchio Verde e con il patrocinio del Comune di Inverno e Monteleone. Sono stati censiti dai volontari, provenienti anche da fuori provincia e ospitati nei locali messi a disposizione dal Comune di Inverno, che dotati di potenti binocoli hanno presidiato il campo per dieci ore al giorno, oltre 1300 uccelli per la maggior parte falchi pecchiaioli ma non sono mancati il nibbio bruno, alcuni lodolai, diversi rondoni, qualche sparviero, alcuni falchi pellegrini e le poiane. L'evento, giunto all'ottava edizione, è iniziato il 20 agosto e proseguirà fino all'8 settembre con lo scopo di censire i rapaci e in contemporanea studiare le rotte migratorie dei rapaci che, provenienti dal nord Europa passano sulla Pianura Padana centrale e quindi sul parco della collina di San Colombano prima di proseguire il volo che li porterà a svernare in nord Africa. Il campo d'avvistamento di Inverno e Monteleone, l'unico in territorio pavese, attivo per il secondo anno consecutivo ha confermato la valenza logistica e l'importanza strategica per il monitoraggio dei rapaci. A ottobre è previsto il convegno che si terrà nel Polo biotecnologico di Inverno con tutti i campi di avvistamento del nord Italia. Massimiliano Scala

 

 

 

Oasi da salvare, protesta on line

La Provincia Pavese   sezione: Nazionale   01 settembre 2012     pagina 19 

Oasi da salvare, protesta on line

SAN COLOMBANO. Approda anche on line, sulla pagina facebook Il Bivio, la protesta mail per salvare l'Oasi del parco di San Colombano al Lambro. Destinatari: il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, l'assessore Caccia Pesca, Luca Agnelli, il Servizio faunistico della Provincia di Milano, l'Istituto Oikos. Mentre le associazioni che sostengono la petizione, come si spiega, sono Lac Lombardia, Lipu Milano, Lipu Lodi, Wwf Sant’Angelo, Adica, Grol, Gheppio, Il Borgo e Il Colle, I Germogli, Vivai ProNatura, ConFido In Un Sorriso, Barbarossa, Sherwood, Il Gerundo, Picchio Verde Onlus, Legambiente circolo “Il Quadrifoglio”, Cabs, Acli San Colombano, Gruppo Ecologico Ludovegno, Il Bradipo, Federazione Nazionale Giubbe Verdi Onlus. In pratica, le associazioni dei cacciatori di San Colombano al Lambro, dell’ATC3 della Provincia di Milano, hanno fatto richiesta di spostare l’attuale Oasi di 246 ettari, inserita nella zona del Parco Collinare, in altra parte del territorio, a nord a ridosso del paese, altamente urbanizzato e di conseguenza recintato. «Spostare l'Oasi dalla sua attuale posizione vuol dire distruggerla completamente. Per fare una nuova Oasi l’amministrazione comunale – si legge nella petizione – deve raccogliere le firme ed avere il consenso di tutti i proprietari dei terreni interessati. 60 anni fa era possibile ma oggi è impensabile soprattutto per i costi dell'operazione. Di conseguenza l’Oasi diventerà una Zrc dove i cacciatori possono fare quello che vogliono e spostarla a loro piacimento. L’attuale posizione dell’Oasi è strategica in quanto collocata a sud del Parco tra zone pianeggianti e declivi. E’ considerata un vero patrimonio culturale e paesaggistico da tutti i circa 25.000 cittadini che risiedono nei comuni del parco di San Colombano al Lambro». (ch.rif.)