Villa Valbissera, splendore del passato

la Provincia Pavese — 19 dicembre 2009   pagina 35

Villa Valbissera, splendore del passato

 SAN COLOMBANO. La Villa Valbissera è situata nel cuore del Parco della collina di San Colombano dalla cui vetta si può godere uno tra i più bei panorami della zona.  Negli anni Sessanta veniva utilizzata come colonia estiva mentre oggi giace nell’oblio tra macerie e ponteggi arrugginiti, in uno scenario simile a quello di una città fantasma.  Molti residenti della zona, malgrado tutto, conservano vivo il ricordo del suo onorevole passato ma anche la speranza che qualcosa possa cambiare in fretta. Il sindaco di San Colombano al Lambro Gian Luigi Panigada dichiara: «Abbiamo le mani legate. Siamo disponibili ad offrire la più ampia collaborazione ai commissari liquidatori incaricati della vendita di Villa Valbissera ma, nonostante il nostro interessamento a questa vicenda, da ormai quattro anni tutto tace. Questo è vergognoso - prosegue il sindaco - considerati gli sforzi che tutti i comuni aderenti al Parco stanno facendo per la riqualificazione del territorio».  Villa Valbissera è stata acquistata negli anni ’90 da Enrico Morini, patron dell’azienda vinicola Poderi San Pietro di San Colombano al Lambro.  Nel 2000 sono stati appaltati i lavori di ristrutturazione finalizzati alla realizzazione di una struttura ricettiva a cinque stelle.  Le attività del gruppo Morini nel frattempo, hanno cominciato a registrare importanti perdite economiche causando il successivo commissariamento e liquidazione della Poderi San Pietro che ha comportato l’inevitabile fermo dei lavori.  Dopo varie vicissitudini l’azienda è stata rilevata all’asta da una nuova cordata di imprenditori. Dal bando però sono stati esclusi alcuni immobili tra i quali proprio la Villa Valbissera.  Maurizio Papetti, presidente della associazione ambientalista banina Picchio Verde Onlus commenta ora: «Auspichiamo che la Villa venga presto ristrutturata. Speriamo che il suo utilizzo futuro però non sia finalizzato al solo business privato ma anche alla promozione di attività culturali e ricreative a beneficio dei residenti e dei numerosi frequentatori del Parco».  Intanto, il destino della Villa Valbissera rimane tuttora nelle mani dei commissari liquidatori. (ma.sc.)

La volpe è la regina della collina

Il Cittadino                   Centro Lodigiano       23 novembre 2009       pagina 13

Nei Boschi di Graffignana mettono a rischio l’attività venatoria. ma per gli ambientalisti sono utili

La volpe è la regina della collina

In aumento gli avvistamenti nell’ambito di caccia

Graffignana La volpe torna regina della collina. Gli avvistamenti si sono fatti sempre più frequenti, le nidiate sono numerose, l’habitat è ideale, con terreno sabbioso e boschi, il cibo non manca grazie alla selvaggina di allevamento liberata dai cacciatori.Dall’inizio della stagione, nell’ambito territoriale di caccia 3 di San Colombano sono stati abbattuti circa una trentina di capi, un record negli ultimi decenni, al punto che è stata concessa anche una deroga in caccia notturna, alla presenza delle guardie venatorie. Una stima esatta non è semplice da fare, ma alcuni dati dell’esperienza raccontano di un ritorno in grande stile: una volta mietuto il grano sono state avvistate due volpi nei campi di San Bruno, altre tre nei campi della Bovera. Nella sola Val Panate si sono contate otto tane, nella zona dei Boschi di Graffignana «la collina è un groviera», secondo il racconto di diversi cacciatori. La volpe è animale notturno, e pare abbia colonizzato in particolare l’area attorno al Lambro, i Boschi di Graffignana e sull’altro versante collinare la zona della ferrovia di Chignolo Po. A detta degli esperti, dal dopoguerra in poi non si ricordano avvistamenti di volpi fino agli anni Ottanta. Tra l’85 e l’86 avvennero i primi sporadici contatti, avvistamenti singoli che sono proseguiti fino a pochi anni fa. Da qualche stagione i segnali della sua presenza erano in crescita, fino al boom di quest’anno. Un segno inequivocabile del suo passaggio sono le carcasse di fagiani in cui testa e corpo sono mangiati e le ali integre, come da abitudine della volpe.«Lasciamo liberi i fagiani per la caccia e nel giro di tre o quattro giorni non ce ne sono più - dice Gianni Spelta, segretario dell’Atc 3 -. Dati sicuri non ce ne sono, ma gli avvistamenti si moltiplicano e così i segnali di presenza. Non ci sono dubbi sul fatto che qui abbia trovato un habitat ideale per riprodursi, senza predatori e con molto cibo. Per noi è un danno notevole per la selvaggina».Inoltre, alcuni cacciatori accusano la volpe di essere portatrice di malattie trasmissibili ai cani, mentre sembra per il momento che non sia responsabile di razzie nei pollai della collina. Con tutta la selvaggina spaesata che trova, non ha certo bisogno di spingersi vicino agli uomini. Ma per qualcuno la presenza della volpe è una vera fortuna.«Per fortuna che c’è in collina - ribatte Maurizio Papetti presidente dell’associazione ambientalista locale Picchio Verde -. La volpe opera una selezione naturale, eliminando gli animali malati ed evitando così la propagazione di epidemie. Le lepri sane sono troppo veloci per una volpe, al contrario quelle malate sono catturate ed eliminate. Ci sono specie invasive come gazze e cornacchie che non hanno antagonisti naturali, e solo la volpe può limitarne la proliferazione. I cacciatori si lamentano perché sottrae loro la selvaggina, ma la volpe mantiene in ordine l’equilibrio ambientale e fa selezione dei migliori capi». Andrea Bagatta

Meeting a San Colombano con gli esperti di migrazione

Il Cittadino             Centro Lodigiano               21 novembre           pagina 31

Meeting a San Colombano con gli esperti di migrazione

San Colombano Tutti gli esperti di migrazione del nord Italia si incontreranno nella giornata di oggi, sabato 21 novembre, a San Colombano per un meeting tecnico e scientifico di alto livello, il primo che coinvolge tutti i punti di osservazione della migrazione nell’Italia settentrionale. Gli esperti provenienti da Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia, Veneto e Trentino, una quarantina, saranno di scena nel Cantinone del castello Belgioioso per tutto il giorno per parlare dei progetti 2010 e per costituire un coordinamento nazionale dei centri di avvistamento. L’iniziativa nasce per interessamento delle associazioni locali Grol - Gruppo ricerche ornitologiche di Lodi, Picchio Verde, Wwf di Lodi e Lipu di Piacenza, che hanno organizzato tra agosto e settembre sulle colline banine, nella pianura lodigiana e sui colli piacentini, il campo migrans, l’unico in grado di intercettare i rapaci e gli altri volatili in migrazione sulla Pianura Padana. Quest’anno i rapaci osservati sono stati oltre 3200 in netta crescita rispetto agli altri anni, quando il solo campo di San Colombano ne contava nemmeno la metà.«Ma pur essendo buoni dati, rappresentano circa il 10 per cento dei volatili censiti in passaggio in altri campi storici d’avvistamento ai piedi delle Alpi, all’uscita dai corridoi migratori - spiega Marco Siliprandi del Grol -. Il dubbio è proprio questo: in Pianura Padana, con i rapaci che si disperdono senza un corridoio specifico, ha senso un campo d’avvistamento? Per capirlo appieno abbiamo coinvolto gli altri campi in un meeting unico nel suo genere, in modo da mettere in rete conoscenze dirette e confrontarsi faccia a faccia».Oltre al tema della migrazione dei rapaci, gli ambientalisti lodigiani si confronteranno con i loro “colleghi” delle altre regioni anche su temi più specifici, per esempio sulla peculiarità dell’avvistamento di questa estate di 23 cicogne nere, una specie di record dal momento che in altri campi non si arriva oltre la dozzina o la quindicina. Gli elementi di interesse dunque per la realtà lodigiana non mancano. An. Ba.

Avvistati settemila uccelli migratori

La Libertà di Piacenza       18 novembre 2009

Volontari lodigiani hanno allestito postazioni alla Casella di Castelsangiovanni e Boffalora di Agazzano

Avvistati settemila uccelli migratori

Castelsangiovanni - Oltre settemila uccelli migratori avvistati. E tra questi ci sono esemplari di falco pecchiaiolo, nibbio bruno e reale, falco di palude, poiana, falco lodolaio, biancone, falco pescatore, sparviere, pellegrino, gheppio, falco cuculo, grillaio. Ma anche 32 rarissime cicogne nere, rondini e gruccioni a caccia di vespe e calabroni. Sono queste alcune delle specie di volatili censite dai volontari che, nelle settimane scorse, hanno partecipato al cosiddetto «campo d'osservazione rapaci in migrazione» di San Colombano al Lambro. Un'attività che quest'anno per la prima volta ha esteso i suoi confini anche oltre il territorio lodigiano grazie alla predisposizione di una postazione nelle campagne attorno a Castelsangiovanni e un'altra a Boffalora di Agazzano.
I campi di osservazione hanno permesso di notare diverse particolarità. Durante gli avvistamenti, ad esempio, i volontari hanno potuto osservare due coppie di falchi che hanno nidificato intorno alla centrale Enel Amaldi di Castelsangiovanni. I campi di avvistamento, organizzati dall'associazione Picchio Verde e dal Gruppo ricerche ornitologiche lodigiano con il Wwf e con il contributo delle province di Milano e Pavia, quest'anno hanno visto anche la collaborazione dei volontari della Lipu Piacenza e delle Provincia di Piacenza, che ha assegnato una guardia forestale per l'osservazione nei campi attorno a Castelsangiovanni e a Boffalora.
Il campo in sostanza permetteva ai volontari di osservare, tramite apposite strumentazioni, il fenomeno che si ripete ogni anno e che riguarda la migrazione di migliaia di volativi che partono a fine estate dal nord-est europeo seguendo la rotta sud-ovest, fino ad arrivare in Africa. Una parte di queste rotte migratorie passa anche in Italia, attraversando la Pianura Padana e sorvolando in parte anche la Valtidone dove sono state avvistate appunto numerose specie come l'upupa, il picchio verde e rosso maggiore.
«Ed ora - annunciano gli organizzatori - allestiremo il primo convegno sulla migrazione mai realizzato in Italia. Interverranno i ricercatori che operano nelle regioni del Nord Italia: Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia, Veneto, Trentino con l'obiettivo di costituire un coordinamento nazionale e pensare anche ai progetti per il 2010 in cui vorremmo tornare a coinvolgere anche la Valtidone». Durante il convegno, in programma questo sabato nel castello di San Colombano al Lambro, si parlerà anche dei risultati del campo allestito a Castelsangiovanni e Boffalora. La giornata di studi prenderà il via alle 10,30 per poi proseguire fino a metà pomeriggio.
Mariangela Milani