Gli stagni nascosti

Il Cittadino   20 novembre 2006 Centro Lodigiano   pagina 10

Gli stagni nascosti sulle colline sono il segreto del vino migliore

Ospitano fauna che tiene sotto controllo i parassiti dell’uva

San Colombano Il parco collinare di San Colombano custodisce tre stagni colmi d’acqua. I primi due bacini si trovano in zona Val Panate e appartengono al titolate dell’azienda vitivinicola Riccardi “Nettare dei santi”. L’ultimo è ubicato nel terreno di Angelo Panizzari, altro viticoltore banino di rilievo: «Queste risorse naturali sono alleate degli agricoltori perché ospitano anfibi, rane, rospi, bisce e pesci che si nutrono in abbondanza di insetti. Questi ultimi sono dannosi per i prodotti dei campi e per le viti» ha spiegato l’ambientalista Giovanni Leporelli, membro dell’Associazione banina Picchio Verde. Gli stagni di San Colombano sono rimasti incontaminati e ospitano pesci di vario tipo, tra i quali numerose piccole alborelle. Qualcuno vi trascorre ore a pescare, deturpando un ambiente naturale particolarmente prezioso:«Uno degli stagni della tenuta Riccardi, raggiungibile inoltrandosi in una traversa di via Capra, all’altezza della nuova sede dei Vignaioli, ospita una barchetta che probabilmente viene utilizzata da appassionati di pesca. In realtà sarebbe opportuno salvaguardare l’ecosistema». La vegetazione tipica di questi stagni comprende piante quali papiro selvatico, tifa, salcerella e salice bianco. Raggiungendo la località Valbissera e scendendo lungo il bosco nascosto dai vigneti, è facile osservare le tracce del picchio verde, tipico volatile lodigiano che risiede stabilmente tra le colline di San Colombano: «L’animale ha dato il nome alla nostra associazione. Alcune piante, in particolare i tronchi più secchi, ospitano i suoi nidi». Chiarisce l’interessato:«Sono buchi di media dimensione facilmente visibili ad occhio nudo. Il picchio costruisce il suo rifugio anche in piante che a noi uomini sembrano ormai inutilizzabili. Ama vivere qui, tra querce e vegetazione spontanea e lo si sente cantare spesso» precisa Leporelli. Paola Arensi

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