La provincia benedice il parco collinare

Il Cittadino Quotidiano del Lodigiano  16 luglio 2005  pagina 37

San Colombanon La conferma è arrivata da Palazzo Isimbardi durante l’approvazione del piano faunistico-venatorio

La provincia benedice il parco collinare

Vittoria delle associazioni ambientaliste: l’oasi protetta è salva

San Colombano Grande risultato per gli ambientalisti banini il cui impegno alla fine è stato premiato. Infatti dopo mesi di discussioni, petizioni, appelli, incontri con i politici, raccolte firme inviate alla provincia di Milano arriva la conferma del mantenimento dell'oasi collinare di San Colombano al Lambro, un'area che dovrà essere la perla del parco.
Il nuovo piano faunistico venatorio prevede la conservazione dei tre ambiti territoriali caccia del milanese, istituisce una nuova area protetta, il bosco del Roccolo tra Busto Garolfo e Canegrate, oltre all'oasi in questione. Gli ambientalisti saranno quindi tranquilli fino al 2009 visto che quella è la data di scadenza del documento approvato. A dare la buona notizia è Maurizio Papetti, presidente dell'associazione Picchio verde che nel giro di un anno ha raccolto attorno a questa battaglia oltre 115 soci e decine di associazioni del territorio a partire dal Wwf Alto Lodigiano. «L'altra sera - spiega Papetti - la giunta provinciale ha votato il nuovo piano faunistico-venatorio, approvando la conservazione dell'oasi». Certo si è trattata di una mediazione e qualcosa si è dovuto cedere. È infatti stata ridotta la zona di ripopolamento e cattura. «Sono stati tolti 170 ettari collocati nella zona Regona, sulle rive del Lambro, in pianura in territorio di Graffignana». Si è trattato di un compromesso in quanto l'oasi di San Colombano aveva una percentuale di territorio dedicata al ripopolamento più alta delle altre oasi lombarde.
«Siamo soddisfatti del risultato raggiunto - spiega Papetti -. Dobbiamo sicuramente ringraziare il presidente della provincia Filippo Penati. Ma a prendere davvero a cuore le nostre richieste sono stati l'assessore ai parchi Pietro Mezzi e il consigliere provinciale Massimo Gatti, non voglio neppure dimenticare l'assessore alla caccia Alberto Grancini». Comunque l'impressione che si ha è che gli ambientalisti abbiano raggiunto solo una prima tappa, ma che non considerino affatto concluso il loro lavoro. Anzi l'acquisizione dell'oasi appare come un punto di partenza per nuovi obiettivi: «Infatti - spiega Papetti - ora occorre un nuovo progetto, provvedere ad un censimento degli animali rari e si stabiliranno dei paletti chiari per i cacciatori». In realtà la grande attesa è per la costituzione dell'ente parco.Il piano prevede genericamente che vengano curati boschi, sentieri e filari di verde; dà indicazione per la gestione e conservazione delle specie d'interesse e dell'habitat di molte di queste, come le zone umide ad esempio e richiede infine una relazione sullo stato della frammentazione delle aree ecologiche. Questo lascia spazio al lavoro delle associazioni ambientaliste che avevano chiesto il mantenimento dell'oasi.
Cristoforo Vecchietti